I Grandi Progettisti di Giardini: da Le Nôtre a Piet Oudolf
La storia del giardino è in larga misura una storia di persone che hanno saputo vedere il paesaggio in modo radicalmente diverso dai loro contemporanei. Non tutti i grandi giardini hanno un grande progettista, ma i progettisti che cambiano il campo lasciano un'impronta riconoscibile in decine di luoghi che poi diventa la grammatica visiva di un'intera epoca. Questo articolo presenta sette di quelle figure, ognuna trasformativa nel proprio modo e ancora presente, sotto forma di parchi e giardini visitabili, nella realtà contemporanea.
Trova i giardini di questi grandi progettisti sulla mappa interattiva.
André Le Nôtre e il giardino formale francese
André Le Nôtre nacque nel 1613 a Parigi, figlio e nipote di giardinieri reali. Quando Luigi XIV gli commissionò i giardini di Versailles negli anni Sessanta del Seicento, Le Nôtre aveva già dimostrato la sua concezione a Vaux-le-Vicomte, il castello del ministro delle finanze Nicolas Fouquet. Il giardino di Vaux, completato nel 1661, impiegava assi lunghi e dritti, parterres de broderie a ricamo vegetale, specchi d'acqua e bosquets geometrici per creare una prospettiva artificiale che amplificava l'apparente grandezza del sito. Il re rimase così colpito e così geloso da far imprigionare Fouquet e ingaggiare l'intera sua équipe per Versailles.
A Versailles, Le Nôtre operò su scala senza precedenti: 800 ettari di giardini formali con il Grand Canal di 1,5 chilometri come asse centrale. L'idea era che la natura stessa si sottomettesse alla volontà del sovrano: niente di curvo, di spontaneo, di incontrollato. Ogni elemento, dall'andatura degli alberi potati alle fontane, era calcolato per colpire chi guardava dall'alto delle terrazze del palazzo. Versailles è oggi un Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO, visitato da dieci milioni di persone all'anno.
Capability Brown e il paesaggio inglese
Lancelot "Capability" Brown era convinto che qualsiasi sito avesse la "capability", la capacità, di diventare un paesaggio pittoresco. Tra il 1740 e la sua morte nel 1783, Brown realizzò oltre 170 parchi e giardini in tutta l'Inghilterra, stabilendo il modello del parco paesaggistico inglese: niente parterre formali, niente viali dritti, ma dolci pendii erbosi che scendono fino ai laghi artificiali, gruppi di alberi posizionati come pennellate e confini irregolari che nascondono il muro di cinta. Il suo obiettivo era che il paesaggio sembrasse naturale, come se non fosse mai stato progettato.
Tra i suoi lavori più celebri figurano Blenheim Palace, Chatsworth, Stowe e Petworth. L'ironia è che i paesaggi di Brown, progettati per sembrare non progettati, richiedono una manutenzione sofisticata per mantenere quell'aspetto spontaneo. Le sue tecniche, dalla modellazione del terreno al posizionamento dei boschetti, influenzano ancora oggi i progettisti di parchi pubblici.
Frederick Law Olmsted e il parco urbano
Frederick Law Olmsted è il padre del parco pubblico americano. Con il socio Calvert Vaux, vinse nel 1858 il concorso per Central Park a New York con un progetto che prometteva di portare la natura incontaminata nel cuore della città più industriale d'America. Il Greensward Plan, come fu chiamato, utilizzava la topografia esistente, amplificata con scavi e riporti, per creare una sequenza di paesaggi pittoreschi: prati aperti, laghi con barche, viali alberati e sei chilometri di percorsi immersi nel verde che attraversano tutta l'isola. I quattrocento attraversamenti stradali trasversali erano incassati in trincee in modo che il traffico non interrompesse l'esperienza del parco.
Olmsted continuò a progettare per quarant'anni: il sistema di parchi di Boston, i terreni della Biltmore Estate in North Carolina, il campus dell'Università di Stanford, il sistema di parchi di Louisville. La sua visione era democratica: il parco come antidoto allo stress urbano, aperto a tutti indipendentemente dalla classe sociale. Il suo lavoro a Biltmore, 8.000 ettari di foreste gestite in modo scientifico, anticipa la moderna selvicoltura conservativa americana.
Roberto Burle Marx e il modernismo brasiliano
Roberto Burle Marx è il progettista che ha portato la flora tropicale brasiliana al centro del linguaggio moderno del giardino. Pittore di formazione, Burle Marx scoprì la biodiversità del Brasile non nelle foreste ma nei giardini botanici di Berlino, dove da studente vide piante native che non conosceva. Da quel momento dedicò la vita a reintrodurle nel paesaggio urbano brasiliano, sfidando la moda per le specie europee.
Il suo linguaggio formale è inconfondibile: masse di vegetazione a contrasto cromatico e testuale disposte come campiture pittoriche, bordi curvilinei ispirati all'arte astratta, mosaici di pietra portoghese. Il mosaico del lungomare di Copacabana a Rio de Janeiro, con il suo pattern ondulato bianco e nero in calcaire bicolore, è uno dei pochi lavori di design di paesaggio riconoscibili a livello globale. Il Sítio Burle Marx a Campo Grande, oggi museo aperto al pubblico, ospita la collezione privata che il progettista aveva accumulato in cinquant'anni: migliaia di specie, molte raccolte personalmente durante spedizioni nelle foreste amazzoniche.
Gertrude Jekyll e il giardino Arts and Crafts
Gertrude Jekyll aveva cinquant'anni quando la sua vista deteriorante la costrinse a passare dalla pittura alla progettazione di giardini. Questa transizione tardiva produsse uno degli apporti più influenti alla storia del giardino inglese: la teoria del colore applicata alla piantagione in bordure. Jekyll ragionava sulle combinazioni cromatiche di piante come un pittore ragiona sulla tavolozza: sfumature calde al centro del confine, tonalità fredde alle estremità, una progressione pensata per creare un'esperienza visiva che si sviluppa nel tempo mentre il visitatore cammina.
La sua collaborazione con l'architetto Edwin Lutyens produsse alcune delle case e dei giardini Arts and Crafts più belli dell'Inghilterra. A Hestercombe nel Somerset, completato nel 1908, l'architettura in pietra di Lutyens fornisce la struttura formale mentre le piantagioni di Jekyll la ammorbidiscono con rose, nepete, garofanini e verbenacee. Il giardino è stato restaurato negli anni Ottanta e rimane uno degli esempi meglio conservati del loro sodalizio creativo.
Beatrix Farrand e il giardino americano
Beatrix Farrand fu la prima donna ad essere ammessa all'American Society of Landscape Architects, nel 1899. Nipote della scrittrice Edith Wharton, Farrand univa un'educazione europea, aveva studiato con Jekyll e conosceva i giardini italiani in prima persona, a un senso pratico tutto americano per i climi difficili e i clienti esigenti. Il suo capolavoro è Dumbarton Oaks a Washington D.C., una proprietà di dieci ettari che ridisegnò a partire dal 1921 per i coniugi Bliss. Farrand creò qui una serie di giardini a terrazze che scendono dal palazzo verso la zona boscosa: ogni terrazza ha un carattere diverso, dai parterre formali vicino alla casa alle bordure romantiche dei Rose Garden e dell'Ellipse fino al bosco informale in basso.
Piet Oudolf e il New Perennial Movement
Piet Oudolf è il progettista che ha cambiato il modo in cui il mondo occidentale guarda le piante erbacee. Vivaista olandese diventato progettista globale, Oudolf appartiene al New Perennial Movement, una corrente che valorizza la struttura invernale delle piante, i fusti secchi, le teste di seme e le trame d'autunno tanto quanto la fioritura estiva. Il suo linguaggio è quello delle praterie: grandi masse di perenni e graminacee mescolate in modi che imitano la vegetazione naturale pur restando rigorosamente controllati nella composizione.
La High Line a New York, la sopraelevata ferroviaria dismessa trasformata in parco lineare che Oudolf ha piantumato a partire dal 2009, è l'opera più visitata del New Perennial Movement. La Lurie Garden nel Millennium Park di Chicago e i giardini intorno alla Tate Modern a Londra completano il ritratto di un progettista che ha portato l'estetica del prato selvatico al cuore delle metropoli.
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